sabato 29 marzo 2014

Madrid 1


Finalmente questo fine settimana andiamo un po' più lontano del solito: in Spagna, dove eravamo stati giusto un anno fa, ma questa volta a Madrid.
Un viaggio non molto comodo ci porta stanchi e affamati al nostro albergo, nel cuore della città: il tempo di orientarsi e si riparte alla caccia di un posto per mangiare qualcosa di "spagnolo". Lo troviamo a poca distanza, da Vips, un locale "che fa figo", tipologia che sembra diffusa da queste parti.
Risolta questa formalità, possiamo aggirarci nei paraggi: siamo nella zona centrale di Madrid e basta solo guardarsi intorno per vedere cose e persone interessanti. Straordinarie le architetture dei primi decenni del secolo  scorso che fioriscono nella strada principale, la Gran Via.
E' difficile fermarsi quando tutto quel che si vede è bello: camminiamo tanto che finiamo col farci sopraffare dalla stanchezza. Dormiamo 12 ore filate!
Al mattino scopriamo un cielo di nuvole che non promette bene. L'ideale per visitare un museo. Sì, ma la prendiamo un po' alla larga: compriamo dei biglietti per l'autobus turistico e saliamo sul primo che passa davanti all'albergo. E' una maniera di spostarsi che già avevamo apprezzato la volta scorsa a Siviglia: consente di muoversi all'interno di un percorso definito con un servizio efficiente e una buona assistenza, si sale e si scende a piacimento, si ricevono informazioni nella propria lingua, il tutto ad un costo ragionevole.
Facciamo una prima tappa nei pressi di piazza Major. Siamo attratti da un edificio che ospita il mercato di San Miguel, una bella struttura in ferro e vetro ben restaurata, splendente di luci. Sorprendentemente sono quasi le dieci e non è ancora aperto: aspettiamo qualche minuto, che qui gli orari sono tutti spostati in avanti.
Ne vale la pena: dentro è uno spettacolo per gli occhi! Le merci, esclusivamente generi alimentari, sono disposte con gran maestria per attrarre il turista di passaggio. Sì perché ci rendiamo subito conto di non trovarci in un normale mercato, ma in una vera e propria attrazione turistica. Dopo un breve giro siamo fuori: oltretutto i prezzi sono molto alti...
Meglio il vicino bar Casa Edoardo. Bisogna chiarire che qui non c'è un solo bar che somigli ad un bar italiano, di quelli cappuccino e cornetto, tanto per capirsi: in Spagna si mangia a qualsiasi ora e qualunque cosa, in locali che sono un incrocio fra un bar, un ristorante e una rosticceria. Ne approfittiamo per una colazione che soddisfi i gusti di ciascuno: chi cappuccino e churros, chi alici fritte e birra...
Dopo lo "spuntino" ci dedichiamo alla nostra piazza: un enorme spazio pedonale, completamente circondato da un porticato, chiuso da imponenti edifici. Nessuna grande via di accesso, solo vicoli e stradine. Il colpo d'occhio è notevole!  Uno spazio enorme eppure raccolto. Buona parte è occupato da tavolini ed ombrelloni, nonostante il brutto tempo. Immaginiamo che in un giornata più clemente qui ci siano turisti a migliaia!
Non è trascurabile la presenza di diversi senza tetto che stanno ora riponendo i loro giacigli, per aprire il proprio "negozio" di questua.
Ciò nonostante non si percepisce per nulla una situazione di degrado, quasi queste persone fossero pienamente integrate nella struttura socio economica del luogo.
Ci rimettiamo in cammino, finalmente in direzione del museo del Prado: ci basta salire sul bus turistico che passa ogni pochi minuti, più frequente del servizio urbano. Ovviamente su un mezzo simile si incontrano turisti, e noi facciamo amicizia con una coppia di nostri corregionali che vivono in Argentina e sono qui come noi per turismo: basta una parola, un accento per riconoscersi e trovarsi simpatici.

Giungiamo al Prado. C'è da fare una lunga fila per entrare: la pioggia non ci fa desistere, ma riesce comunque a bagnarci... Poco male, in una mezzora siamo dentro. Guardiamo tutto quel che c'è da vedere... quasi tutto. In effetti non si potrebbe mai vedere tutte le centinaia e centinaia di dipinti e le numerose sculture in mostra. Ci limitiamo ai pezzi più famosi, con una particolare attenzione alle opere di Francisco Goya. Ma... dobbiamo confessare che non riusciamo ad appassionarci... persino le due famose Maja non ci suscitano particolare interesse. Beh, meglio ammetterlo che star lì a far finta di provare artistici turbamenti.
Salutiamo la statua dell'artista da noi incompreso e ci mettiamo in cerca di un posto dove mangiare un boccone. Lo troviamo in 100 Montaditos, un'insegna già vista in Spagna, che indica dove trovare ottimi bocadillos a buon prezzo.
Ora vorremmo proseguire, ma continua a piovere e guardare la città dai finestrini di un autobus non è di gran soddisfazione...
.
...e c'è chi comincia ad essere stanco e annoiato.
Decidiamo di andare un po' in albergo a riposare: più tardi si vedrà.
 Dopo un adeguato riposo, ci dividiamo: noi ce ne andiamo passeggiando sotto la pioggia. E' molto tardi, ma la capitale è ancora molto frequentata. Ed è bellissima! Le luci riflesse dall'acqua creano giochi di grande fascino.
 Gli edifici spuntano come enormi fantasmi appena si gira l'angolo. E sono incredibilmente diversi, visti ora, conditi di un fascino che solo la notte, le luci, la pioggia possono donare.
 Siamo lungo la Gran Via, il cuore di Madrid: qui i madrileni si incontrano, qui fanno shopping, frequentano club, ristoranti, teatri. Questa strada, simbolo della città, e le zone limitrofe, sono frequentate a qualsiasi ora e ci è facile mischiarci alla gente.
 E' inevitabile che tutto questo camminare, tutta questa umidità, l'ora sempre più tarda ci inducano a cercare anche un riparo, un ristoro: entriamo da Los Rotos Infantas, un locale "sincero", per veri madrileni... beh, c'è anche qualche turista, ma siamo veramente molto pochi. La maggior parte sono coppie di amici, ma anche fidanzati e qualche famigliola, senza limiti di età.
Una bottiglia di  "vino tinto" niente male, da addizionare con "gaseosa" per farlo scendere meglio, accompagnando una "sopa Elena" e un "sarten bacalao": chiudiamo così questa lunga giornata madrilena.

Nessun commento:

Posta un commento