domenica 28 gennaio 2018

Fabrica di Roma e Trevignano


Finalmente! Ne abbiamo sbagliata una! Non è possibile imbroccare sempre belle e buone trattorie, scegliendole con una sola occhiata dall'uscio: questa l'abbiamo sbagliata. A nostra discolpa c'è da dire che ci era stata consigliata e anche da parecchio tempo. E capita che i posti consigliati per un verso o per l'altro non siano mai di nostro gusto. In realtà, fosse stato per noi non l'avremmo manco vista, nascosta com'è sotto un balcone, lungo la strada che entra a Fabrica di Roma. Ma ci siamo andati di proposito: ogni volta che passavamo di qui ci chiedevamo chissà se qui si mangia bene come dicono... Certo, il posto da fuori è proprio bruttino: praticamente un vecchio bar di paese! Esitiamo ad entrare... Mmmhh... Brutto fuori e brutto pure dentro! Dove prima doveva esserci un fumoso biliardo, ora c'è la sala: uno stanzone senza finestre, con vista sulla cucina e poco spazio fra i tavoli, con orrende luci fredde da negozio cinese. Chi è di casa si siede da una parte e mangia senza tanti complimenti, qualcuno dà pure una mano a servire. Niente menù, ma la titolare che recita quel che c'è, ovviamente senza un prezzo. Noi non siamo schifiltosi e comunque non sarebbe la prima volta che capitiamo in un locale un tantino "rustico" e arrangiato, dove però il cuoco sa il fatto suo e ci delizia di bontà casarecce. Purtroppo non è questa una di quelle volte: primi salati e bisunti, secondi rozzi, preparati con materie prime scadenti, credendo che l'abbondanza sia l'unica qualità importante. Vino della casa etichettato nel tentativo di nobilitarlo, ma giusto potabile. Per finire un conto esagerato! La metà, e avremmo accettato di essere capitati per una volta in un posto sbagliato. Ma così proprio non ci sta.
Ah, non ti diciamo come si chiama: non ci andare e basta!



Ci rifacciamo il giorno dopo. Siamo in una delle trattorie che conosciamo da più tempo (almeno 30 anni), in riva al lago, dove si mangiano cose senza particolare fantasia ma "sicure" e ad un prezzo abbordabile per le nostre tasche: la Casina Bianca a Trevignano. E' un posto che nel tempo ha avuto alti e bassi, che ora si è stabilizzato su un offerta semplice, veloce ed economica: paghiamo la metà di ieri per un tavolo a dieci metri dalla riva, spaghetti a vongole, pesce di lago e una buona cheesecake. Il confronto, anche solo sul piano estetico, non regge.




Ma qui a Trevignano c'è molto di più di un coregone alla brace: oggi, in particolare, una grande manifestazione dedicata ai cavalli, con più di trecento esemplari, i loro cavalieri, gli accompagnatori, gli spettatori, la banda. E centinaia di auto con trailer per il trasporto dei quadrupedi e camion e camper e automezzi speciali. Insomma, un sacco di "movimento", ormai neanche tanto insolito per il nostro paese preferito.
E una giornata splendida, assolata, il lago una tavola immobile, senza un'increspatura, l'aria calda e piacevole, insolita per una  domenica di gennaio.

Ovviamente noi arriviamo tardi per vedere tutto questo: ci perdiamo anche la squaw Chiara - Raggio di sole che cavalca a pelo (come ogni vera squaw) il suo splendido animale. Fortuna che c'è FB e possiamo almeno recuperare la sua foto. Però, 'sti indiani sono proprio evoluti.
Il fatto è che come al solito noi non sappiamo niente, non ci informiamo e se sappiamo qualcosa ce ne dimentichiamo. Eppure riusciamo ad essere presenti, per pura combinazione, alle manifestazioni più interessanti, dove arriviamo verso la fine ma comunque in tempo. E questo ci basta. Anzi ci permette un punto di vista esclusivo, che pochi possono avere.



Sono pochi, molto pochi quelli che rimangono ad aggirarsi fra calessi, carrozze e cavalli stanchi e sudati, lasciati legati ad una siepe. Pochi quelli che possono cogliere l'amore degli stallieri/padroni che strigliano i loro animali, li coprono delicatamente con una coperta e preparano la sacca di biada. Pochissimi quelli che possono allungare una carezza su quei musi ancora nervosi per lo stress della lunga giornata. Forse solo noi quelli che possono assorbire la sottile atmosfera che resta sospesa nelle lunghe ombre del sole che rapidamente cala.


Un cavallo corre un galoppo elegante lungo la riva. Il suo cavaliere impettito tiene le redini basse. Gli altri si voltano a guardare, complici silenziosi di tanta bellezza.


lunedì 8 gennaio 2018

Urbino: c'è albero e albero



Niente a che vedere con il tragico "albero" dello scorso anno, stavolta si è andati sul classico e la decorazione natalizia 2017 appare sobria ma piena di fascino, complice lo scenario impagabile della Cattedrale di Urbino.



domenica 7 gennaio 2018

Giove


"E' più grande Giove o Nettuno?" recitava un quiz di "Se lo sai rispondi", rubrica a premi del Topolino anni '60. "Giove!" rispondeva il bambino appassionato - come tutti in quegli anni - di pianeti e conquiste spaziali. Ma la risposta giusta era Nettuno, in provincia di Roma. Giove, paesino del Ternano, all'epoca contava solo 1600 abitanti, non molti meno di oggi che non arriva a 2000.


Oggi siamo a Giove per un viaggiucchio compensativo: domani non saremo insieme a Urbino e dobbiamo recuperare preventivamente il tempo che passeremo lontani.


Manco a dirlo, anche qui ci siamo già stati, ma è diventato molto difficile trovare un posto nei dintorni per noi nuovo.


Però non avevamo mangiato "da Piero", anche se ci era stato raccomandato: lo consigliamo a nostra volta! Cucina siculo-locale, senza pretese ma godibilissima. Meglio prenotare: siamo entrati molto presto e non c'era nessuno, ma alle 13 non c'era più un tavolo libero.


Giove è grazioso e ordinato: un enorme castello occupa il centro del paese e sembra mangiare tutto lo spazio disponibile. Le strette stradine intorno sono tipiche dei paesi della zona...


...ma guardando per bene non è difficile trovare qualcosa di particolare, come questa misteriosa lastra di travertino incisa, murata di fianco ad un portone...


...che senza troppo sforzarci possiamo agevolmente decifrare grazie al supporto del Comune.


Interessante, anche se rimaneggiata, questa bottega con un largo davanzale in pietra dove esporre la merce: chissà cosa vendeva.
Ma chi è che si intravede nella vetrina?