domenica 19 maggio 2019

Celti a Chiusi



Tanto per confermare la tendenza di questa primavera, a Chiusi piove. Che comunque è un notevole progresso: la volta precedente che siamo stati qui nevicava di brutto! Siamo in anticipo sul programma della giornata, quindi possiamo sederci dall'Osteria Etrusca per gustare un piatto di ottimi stringozzi. Poi due passi sotto la pioggia.


Fotografiamo muri, visitiamo rovine (anche interessanti), ciondoliamo come pulcini bagnati nel parco pubblico, finché non giunge l'ora di incontrarli: a Chiusi ci sono i Celti! E noi siamo stati invitati qui per testimoniare la loro presenza.


Il luogo dell'incontro è abbastanza insolito: il Museo Nazionale Etrusco. Ma non possiamo sbagliare: ecco la guardia d'onore sullo scalone d'entrata.



Non bisogna lasciarsi influenzare dalle apparenze: sembrano cattivi, ma sono bravi ragazzi, li conosciamo.


E se diventano aggressivi e solo per difendersi... beh, insomma, storicamente non era proprio così...

Alla fine appare lui, Porsenna! Il lucumone di Chiusi, il re della dodecapoli etrusca, il dominatore di Roma.


Qui lo vediamo trattare con altri capi militari davanti ad un altare in pietra, in una sala spoglia e appartata della sua regia.
Fuori ancora piove e la storia continua.


venerdì 10 maggio 2019

Musicanti all'Olimpico

 Eccoci nei pressi del teatro Olimpico insieme ad una coppia di amici per assistere a Musicanti, un musical che intreccia canzoni di Pino Daniele per raccontare una favola partenopea.
Il cast vede tra i ballerini una deliziosa presenza: Caterina ballerà per noi e per i tantissimi che sono accorsi qui per assistere all'evento.
Prima però è importante mettere qualcosa sotto i denti, che chissà a che ora finirà lo spettacolo: non ci lasciamo sfuggire l'occasione per accomodarci da Metropolita - Il salotto del ponte, giusto difronte al teatro, dall'altra parte della piazza.

 Una cena veloce in un locale che dopo il nostro ingresso si affolla rapidamente: non siamo abituati alla kermesse del venerdì sera a Roma, ma non ci lasciamo distrarre facilmente quando si tratta di consumare un buon baccalà mantecato e un'ottima insalata di pollo.
Due passi sul Ponte della Musica, tanto per restare in tema aspettando l'ora dell'apertura: una delle poche serate non piovose di quest'umida primavera ci regala un cielo limpido, di quelli che in città non si vedono facilmente.
Grati dell'omaggio che Roma ci ha dedicato, ci accomodiamo nei posti che ci sono stati riservati nel teatro.

Dopo un'attesa non brevissima (si sa che a teatro bisogna sempre aspettare un po', forse per lasciare il tempo necessario affinché il pubblico non desideri altro che il sipario si alzi!) finalmente lo spettacolo ha inizio. L'atmosfera è all'inizio quasi sottotono, ma presto la scena prende a movimentarsi e tutto prende calore e colore.
La trama è semplice, quasi una "sceneggiata" napoletana, nella quale è facile identificare da subito "iss", "ess" e "'o malamente": lui, lei e il cattivo, elementi indispensabili nel dramma partenopeo. I protagonisti, contornati dagli altri personaggi determinanti per lo svolgimento del racconto, si muovono su e giù per una scena tridimensionale articolata su due livelli. 
Fra gli attori si intrecciano le coreografie del corpo di ballo, giovani di grande bravura, fra i quali riconosciamo subito la nostra Carolina. A completare il cast un gruppo di eccellenti musicisti che eseguono dal vivo le musiche dello spettacolo: sono loro a tessere il tappeto sonoro di note sulle quali i cantanti-attori appoggiano le loro voci.
Ma veniamo alla trama: il giovane e bell'Antonio torna a Napoli, dove è nato, per un lascito testamentario. Il misterioso benefattore è in realtà il padre di cui lui non ha mai saputo niente se non che avesse abbandonato sua madre. Sconvolto, vuole liberarsi quanto prima dell’eredità e allontanarsi da una città che gli è estranea, ma scopre di essere diventato proprietario di uno storico locale, il “Ue Man”, dove vivono di musica diverse persone.
La situazione non è semplice e Antonio è costretto a restare per gestirla. Grazie a Dummì, un artista di strada, prova a capire meglio quel che lo circonda, ad indagare sulla figura del padre e finisce con l'aprirsi alla vita: viene affascinato dalla rossa Anna, cameriera e cantante del locale, conosce Teresina, "femmniell" amico di Anna, rincontra Rita, compagna di scuola, rischia di rimanere invischiato nelle trame del "malamente", ‘O Scic. I racconti di Donna Concetta e Tatà lo ammaliano e non tarda ad aprire il suo cuore incontrando il nonno di Anna.
Antonio trova così un suo posto nella città che tanto aveva detestato, ma gli intrighi de 'O Scic mettono a repentaglio questo provvisorio equilibrio: il locale dove gli amici si esibiscono rischia di essere trasformato in un supermercato! Antonio, permetterà che si compia l’ennesimo scempio in città, tanto nisciuno se ne importa?
Ovviamente non te lo sveliamo: potrebbe sempre capitarti di trovare i Musicanti in un teatro vicino casa!

sabato 4 maggio 2019

Forlì


A Forlì non c'eravamo mai stati: quale pretesto migliore per andarci della mostra Ottocento presso i Musei San Domenico? Oltretutto siamo già ad Urbino, a poco più di cento chilometri.
Fra di noi c'è chi non impazzisce per le mostre e per l'ottocento italiano in particolare, ma essere una coppia vuol dire anche questo: una volta si va al museo insieme e un'altra si va insieme a fare una passeggiata al mare. Questa è la volta del museo.
Un'ora e mezzo di strada e siamo comodamente e gratuitamente parcheggiati davanti al museo. Non resta che comprare a caro prezzo i nostri biglietti - ancora non siamo in età per lo sconto anziani - e goderci il tutto: come ogni volta c'è chi dice "Che fortuna che mi hai convinto a venire qui!".


Il Risorgimento italiano è stato tradotto nelle arti in molti modi e con molte sfumature: troviamo di che occupare buona parte del pomeriggio aggirandoci fra "I funerali di Britannico" di Giovanni Muzzoli e "Carlo Alberto a Oporto" di Antonio Puccinelli. Facciamo caso a quest'ultimo che appare curiosamente composto come un rebus: alla parete una mappa di Oporto, sul tavolo la foto del figlio Vittorio Emanuele II, nella mano un testo di Gioberti, del quale condivideva gli ideali. Ma poco distante ecco un altro dipinto che attira la nostra attenzione: chi sarà mai questo antenato di Riccardo Scamarcio? Scopriamo trattarsi di un giovane Pietro Mascagni qui effigiato da Vittorio Corcos in una posa moderna e anticonformista.



Molto più drammatico nella sua denuncia sociale ante litteram "L'alzaia" di Telemaco Signorini: lo sforzo degli uomini che trainano la barca, quasi bestie da tiro, contrapposti al signore in cilindro e redingotte che scruta nullafacente l'orizzonte.


A proposito di dramma, in una sala illuminata solo da sottili spot troviamo dei bellissimi bronzi: la luce radente accentua i tratti e la tragicità dei soggetti.


Ecco un marmo che non solo ha riferimenti all'ottocento ma si ricollega all'attualità dell'oggi: "Edward Jenner che prova sul figlio l'inoculazione del vaccino del vaiolo" di Giulio Monteverde dovrebbe essere mostrato a tutti i nostri antivaccinisti che nulla sanno o fingono di non sapere della vittoria sulla diffusione di malattie gravi e letali grazie all'introduzione delle vaccinazioni.
La mostra presenta molti altri pezzi di grande interesse, ma noi siamo attratti da un'opera molto particolare, una copia. Ti mostriamo qui di seguito l'originale: "Le due madri" dipinto di Giovanni Segantini considerato un capolavoro del Divisionismo.



Ma noi troviamo di gran lunga più interessante la copia, o meglio l'interpretazione che del dipinto dà Elia Armando Furbat, un giovanissimo artista che ha voluto a tutti i costi lasciare sul libro delle visite la sua opera. Veramente apprezzabile.



Lo sappiamo, questo post dovrebbe comprendere anche la descrizione di un doveroso giro per la città, ma una volta fuori dal museo la pioggia ci accompagna lungo tutto il percorso che abbiamo intrapreso, costringendoci a limitare al minimo la nostra visita - rigorosamente senza ombrello - e sospingendoci verso il parcheggio.

mercoledì 1 maggio 2019

Fano


Nel dì di festa in qualche modo ci si prepara al lavoro del giorno successivo: ci spostiamo a Urbino, ma facciamo prima una sosta a Fano, "per motivi familiari", come si scriveva un tempo sulle giustificazioni a scuola.

Una passeggiata sulla spiaggia e sulla scogliera incontriamo un "equilibratore" che con gran pazienza e un pizzico di magia si ingegna a tenere delle pietre in equilibrio una sull'altra.

In effetti un po' di magia ci deve essere se questi sassi si mantengono in equilibrio: ci ho provato molte volte senza riuscire a tenerne su neppure uno solo!

La sosta a Fano ci permette di salutare i prodi guerrieri che parto per la Francia: andranno ad "esibirsi" in una rievocazione più o meno storica a Nimes.