sabato 22 marzo 2014

Faleria, Antica Stabia


 Cerchiamo di non lasciare spazio a fraintendimenti: qui non si tratta di farsi fregare all'Antica Stabia invece che altrove, ma di mangiare più che bene in un posto rustico e grazioso, tranquillo malgrado la vicinanza con l'affollata Calcata, economico nei limiti del ragionevole, simpatico e accogliente. Siamo a Faleria, il cui antico nome era appunto Stabia, a sette chilometri dal bivio sulla Flaminia.
 Il locale, non grande, con comodo parcheggio nelle vicinanze, offre sia tavoli all'interno che nella veranda: noi scegliamo la seconda soluzione e ci troviamo bene.
 Le persone che ci accolgono si mostrano gentili senza scadere nel lezioso. La pizza bianca appena sfornata è sul tavolo dopo meno di cinque minuti da quando ci siamo seduti, seguono a breve distanza delle bruschette "da intrattenimento".
 Buon rosso sfuso, ottimi antipasti misti, molto misti e tanti! Epico il carciofo fritto "alla giudia"! Ci sarebbe da cominciare da capo, ma almeno i primi vogliamo provarli: tonnarelli speck e zucchine, rucola pachino e gorgonzola o un super classico, cacio e pepe! Tutti buonissimi! E per chiudere anche un caffè ben fatto, e non è cosa che capita sempre. Prezzo correttissimo. 

domenica 16 marzo 2014

Spoleto


Sarebbe normale in una così bella giornata di primavera dirigersi verso il mare, ma dovendo sempre tenere una certa originalità decidiamo con alcuni amici di vistare Spoleto. Una scelta che si rivela ottima: pur essendo già venuti in zona un paio di volte, oggi siamo supportati da una guida del posto che ci permette di vedere ciò che normalmente sfugge al visitatore. Cominciamo col salire su per il colle Sant'Elia molto comodamente: alcune rampe di scale mobili ci portano fin sotto la Rocca Albornoziana, la fortezza che sovrasta la città, principale baluardo del sistema di fortificazioni fatto edificare da papa Innocenzo VI.
Evitiamo l'ulteriore salita alla Rocca, da turista standard e cominciamo la visita... in discesa! Ci dà il benvenuto un'iscrizione, presumibilmente del '600, che invita il "viator" a bere alla fontana prima di proseguire: osserviamo l'invito e dunque proseguiamo verso il Duomo.

Ci sembra superfluo dire quanto sia bello ed elegante il Duomo di Spoleto, quali splendide opere d'arte si possano vedere al suo interno, quale vista prospettica sia apprezzabile dall'alto della scalinata che mena alla piazza antistante: sappi che vale la pena venire qui!

A poca distanza entriamo nel cortile del Palazzo Arcivescovile, dove si affaccia la Basilica di sant'Eufemia, un interessante edificio del XII secolo in stile romanico, dalla semplice e austera facciata decorata da un'unica bifora. 
A piazza Del Mercato ci fermiamo per l'aperitivo al Caffè degli Artisti.
Prendiamo di fianco alla bella fontana che affaccia sulla piazza, per
via del Palazzo dei Duchi, dove sono ancora visibili ed utilizzate le antiche botteghe medioevali, e ci infiliamo nella Taverna dei Duchi: stringozzi alla spoletina, ovviamente! Niente male anche le altre portate, qualche perplessità con il dolce locale, la crescionda.
Passeggiata digestiva: visitiamo l'elegante casa romana del I secolo d.C., forse appartenuta a Flavia Vespasia Polla, madre dell'imperatore Vespasiano, decorata con pavimenti e mosaici ancora intatti.
Passiamo sotto la Torre dell'olio, del XIII secolo, così chiamata perché da essa si gettava olio bollente sui nemici che assediavano la sottostante porta Fuga, appartenente alla prima cinta muraria della città. Sull'edificio spiccano i due quadranti dell'orologio calendario: in quello di destra è visibile anche la fase lunare.

Ci affacciamo nel Teatro romano, utilizzato in epoca medievale come cava di pietre e tutto sommato ancora in buono stato, nonostante le diverse stratificazioni che hanno riguardato l'area, a iniziare dal XII secolo, quando venne costruita su parte della scena la chiesa di Sant'Agata. 
Terminiamo la nostra visita a Spoleto visitando proprio un chiostro, quello addossato all'ex Chiesa di San Nicolò, ora adibita a teatro: vi stanno rappresentando uno spettacolo per bambini, forse inadatto alla nostra età. Preferiamo andare.

domenica 9 marzo 2014

Spiaggia di Sant'Agostino e Sperlonga




Una domenica a metà strada fra Roma e Napoli, sulla spiaggia di Sant'Agostino, fra Gaeta e Sperlonga, in una zona che, come sai, frequentiamo con una certa assiduità e comunque almeno una volta l'anno. Una volta si veniva da queste parti con le rispettive famiglie, poi con i figli, ora con amici, sorelle e cognati.

I luoghi hanno sofferto negli anni non meno di noi: infiniti edifici, costruiti in tempi passati fino a lambire l'acqua, opere di contenimento a volte devastanti, strade e cavalcavia che hanno devastato l'alta scogliera, traforandola di tunnel e gallerie, case, case, case, la maggior parte tirate su abusivamente e quindi con nessuna attenzione estetica, sapendo che potevano essere buttate giù il giorno dopo. Ma così non è stato, e ora la piana di Sant'Agostino è piena di tutto ciò che era possibile costruire per servire il turista comodamente di passaggio: strade, bar, ristoranti, campeggi, bungalows, chioschi, ristori, parcheggi.
Intorno la natura sbuca potente, spacca la roccia con le radici, si inerpica in un ardito sesto grado, ricade a picco nell'acqua, sgorga argentea per riversarsi in mare, se ne frega del cemento armato e, se lo decide, lo sbriciola a colpi di onde in una sola notte!


Noi, impegnati nel ruolo di turisti, manifestiamo le nostre contraddizioni recandoci a pranzo in uno di questi meravigliosi/orribili luoghi: giudica tu se mangiare su una terrazza con questa splendida vista vale la distruzione di una delle più belle coste del Lazio...
Il ristorante Sant'Agostino ci accoglie con qualche difficoltà organizzativa, ma non siamo affatto dispiaciuti del pranzo a base di pesce che possiamo gustare.
Dopo altri due passi, ma sulla spiaggia della vicina Sperlonga: molto più ricercata, ma non meno manomessa, al punto da essersi "arricchita" di un porto turistico nel giro di un paio d'anni.
Anche oggi e anche qui c'è un po' di vento: questo inverno primaverile fa delle bizze imprevedibili! 


sabato 8 marzo 2014

Monti della Tolfa



Una giornata che ci porta in giro fra i Monti della Tolfa, senza rinunciare all'acqua, cominciando da quella del lago di Bracciano, dove facciamo una prima sosta per fissare in una foto i riflessi d'argento sulla superficie increspata dal vento. Proseguiamo lungo la Braccianese - Claudia, che per un tratto affianca il fiume Mignone nella sua corsa verso il mare.

La zona dei Monti della Tolfa appare ancora selvaggia: vasti prati incontaminati, animali che pascolano allo stato brado, casali sommersi dalle fratte. Un territorio che riserva anche sorprese: al quindicesimo chilometro uno sterrato che si infila in un bosco porta al Casale dell'Acqua Bianca, un delizioso ristorantino alloggiato in un vecchio casale restaurato. Si mangia in quella che era la stalla, ma con la bella stagione anche il grande prato alle spalle ospita i tavoli. Intorno mucche al pascolo, qualche gatto, silenzio. Gustiamo con soddisfazione le bruschette al lardo, le trofie alle erbette, il maialino in porchetta, le ciambelline alla cannella: piatti tradizionali con qualche elaborazione che non ne snatura la rustica origine.

Ben lieti di questa nuova scoperta che si va ad aggiungere al nostro già ricco elenco di posti dove mangiar bene, ci dirigiamo verso la vicina Tolfa: qui già siamo stati in passato in una fresca giornata estiva e ritroviamo lo stesso fresco, aggravato dal vento invernale. Ci piacerebbe spingerci su per il monte, verso i ruderi del castello, ma proprio non siamo attrezzati.
Dopo una breve passeggiata ci rifuggiamo in macchina e proseguiamo per la strada che si snoda fra le colline e degrada verso il mare di Civitavecchia. Pur non mancando larghe tracce di antropizzazione, anche questo lato dei monti della Tolfa mantiene il suo carattere originario, ruvido e spartano. Incrociamo una zona attrezzata dove d'estate si svolgono manifestazioni dedicate ai butteri ed ai cavalli e scorrendo il calendario dell'Estate Tolfetana si capisce che qui di estate non si annoiano
L'idea originaria era di recarci alle terme vicino Civitavecchia, ma finiamo per deviare, scegliendo un tramonto sulla spiaggia di Santa Severa, prima di dirigerci verso casa per assolvere ai nostri doveri genitoriali.


domenica 2 marzo 2014

Torre Alfina e Acquapendente


Pochi chilometri a nord del lago di Bolsena, immerso nella riserva naturale di monte Rufeno, il castello di Torre Alfina svetta con le sue cinque torri che fanno il solletico alle nuvole. Una visione incongrua, perfetta, disneyana: niente a che vedere che quei poveri muri sbreccati che spesso si vedono nei borghi italiani e abusano del nome di "castello". Come al solito a fare la differenza sono stati i soldi: il complesso fu completamente restaurato alla fine dell'800 dal ricco Edoardo Chaen, divenuto marchese per meriti finanziari, ed è stato mantenuto in perfetto stato dai suoi successivi proprietari, fino ad oggi che è finito nelle disponibilità di tal Luciano Gaucci...


Questo sembra il luogo ideale per sfuggire alle sfilate di carnevale che oggi impazzano in ogni dove: un borgo piccolissimo, perfino troppo tranquillo e silenzioso! Incontriamo pochissimi dei suoi quasi quattrocento abitanti, fra i quali spicca un artista che ha decorato con originalità la sua casa.
Ci piacerebbe visitare il bosco monumentale del Sasseto, che si stende esterno alla riserva di monte Rufeno ai piedi del castello: il sito è intatto da decenni e vi vivono alberi secolari di selvaggia bellezza, ma per vederlo occorrerebbe essersi prenotati per tempo.
   


Pranziamo, bene, al Nuovo Castello e poi ci spostiamo nella vicina e ben più grande Acquapendente. Parcheggiamo davanti alla Cattedrale: qui un grande cartello ricorda il miracolo della Madonna del Fiore, di cui noi miscredenti ignoriamo la storia, in seguito al quale gli abitanti si ribellarono alla dominazione imperiale: rivoluzionari papisti! Ponendo attenzione nell'evitare il percorso dei carri allegorici, cerchiamo tranquillità fra le mura del quartiere medioevale: percorriamo via Roma fino a incrociare il basolato della via Francigena e facciamo un lungo giro che passa per la villa della Pineta, con la sua bella torre orologio, ritornando al punto di partenza.

Torniamo percorrendo la Cassia, affacciandoci ad ammirare le luci del tramonto sulle acque immobili del lago di Bolsena.