venerdì 25 aprile 2014
Marina di Alberese
Per riprendersi dalle fatiche pasquali la cosa migliore è una giornata di relax al mare. Però sai quanto siamo esigenti, non possiamo certo accontentarci di una spiaggia qualsiasi! Si va a Marina di Alberese, nel Parco della Maremma a poca distanza dall'Argentario (puoi vederlo stagliarsi sull'orizzonte nella foto a lato).
Mancavamo da qui da quasi trent'anni. Ma tutto sembra rimasto come allora: a questo servono i parchi naturali! Niente stabilimenti balneari e bar, niente file di ombrelloni e lettini, soprattutto niente case, ville e villette, niente ristoranti sulla spiaggia, niente musica spacca timpani, niente "risveglio muscolare", niente animatori molesti! Solo pini e macchia mediterranea, sabbia e mare!
E' un posto per gente tosta, disposta ad incollarsi l'ombrellone e farsi qualche chilometro sulla spiaggia, con i bambini che strepitano perché non ci sono videogiochi, i ragazzi che mettono il muso perché non c'è connessione e i nonni che si lamentano della sabbia nelle ciabatte. E per i veri duri c'è l'enorme parco da visitare: 9800 ettari lungo costa, da Principina a Mare fino a Talamone.
Questo è mare, questa è vacanza, questa è natura! Intorno, a ragionevole distanza, si può comodamente alloggiare in B&B e ci sono numerosi ristorantini "interessanti". Qui no. Qui puoi stare sdraiato al sole, fare il bagno in un acqua discretamente pulita (siamo comunque a poca distanza dalla foce dell'Ombrone), fotografare i legni contorti sbiancati dal sole. E basta!
sabato 5 aprile 2014
Barbarano Romano
Piove! Una strana primavera, quest'anno: il maltempo è concentrato prevalentemente nei fine settimana... Decidiamo di andare verso il mare comunque: uno spaghetto a vongole e una passeggiata sulla spiaggia sotto l'ombrello non è poi un programma disprezzabile. Poi per strada ragioniamo sul fatto che arriveremmo a vedere le onde troppo tardi per mangiare qualcosa, quindi conviene fermarsi per strada, ecc. ecc. Insomma, la solita storia, dirai tu. Beh, in parte hai ragione, ma converrai che è bene essere flessibili e adattare il programma alle contingenze, no?
Piove, spiove, sembra voler metterci in difficoltà e spingerci a scelte affrettate, ma noi siamo meticolosi e non ci accontentiamo facilmente: dopo un discreto girovagare, dopo esserci affacciati prima a Villa San Giovanni, poi a Blera, approdiamo a Barbarano Romano. Questo paese ci convince, ma non sappiamo ancora perché: non abbiamo indicazioni né ricordi particolari, anche se qui già siamo stati in passato. Ci lasciamo guidare dal "fiuto": pur non percependo odori speciali, nell'aria aleggia un qualcosa di buono... Ed eccolo il "posto"! Esattamente come piace a noi! Una vera antica osteria! Affumicata e buia, col pavimento di cotto vero e i tavolacci incisi dai coltelli! E un camino che è uno spettacolo!
Questo non è un caso: siamo bravi a trovare posti affascinanti. E La Pacchiona, in via Vittorio Emanuele, ne supera molti!
La vecchia proprietaria, una donna che sapeva bene come far da mangiare e tenere a bada i clienti, mestolo alla mano, era appunto soprannominata Pacchiona, ed era così famosa nella zona da spingere gli attuali gestori a conservare il nome della "ditta".
Siamo nelle cucine di un nobile palazzetto - le iscrizioni sulle finestre non lasciano dubbi - che negli anni, anzi nei secoli, hanno mantenuto la loro funzione originaria: qui si è sempre fatto da mangiare, per i ricchi o per i poveracci.
Qui "l'acquacotta" è di casa e le fettuccine fatte a mano sono squisite. Gustiamo una bistecca profumata, cotta davanti a noi sulla brace del monumentale camino che occupa un terzo della parete della sala centrale. La gentilezza e la simpatia di chi ci accoglie condisce il tutto.
Siamo proprio contenti di questa nuova scoperta: la Pacchiona è un posto che raccomanderemo ai nostri amici.
I consueti due passi dopo pranzo sono ben più di due: Barbarano si mostra ricco anche dal punto di vista architettonico, e va visitato con calma e attenzione, magari in un una giornata di sole. Ci accontentiamo di aprire e chiudere l'ombrello all'occorrenza e ispezioniamo minuziosamente il luogo.
Già a poca distanza dall'osteria, un particolare stemma attira la nostra attenzione: compare scolpito nella chiave d’arco in peperino dei due portoni di un edificio sempre in via Vittorio Emanuele. Apprendiamo trattarsi del palazzo di una nobile famiglia del luogo, i Sagretti, e che il cannone, elemento centrale dello stemma, indica che i suoi appartenenti ricoprivano incarichi militari.
I rimaneggiamenti edilizi non sono pochi, spesso fatti con cura e competenza. Altre volte si vedono vere brutture: la stessa Collegiata, il cui impianto originario risale all'XI secolo, è stata a più riprese ricostruita e modificata tanto da rendere molto difficile condividere le parole che ne elogiano la bellezza in un cartello turistico posto dinanzi alla chiesa.
Non mancano angoli curati e graziosi: si vede la mano di chi cerca di costruire nella seconda casa un pezzetto di quel paradiso che non trova posto sui balconi urbani.
Il paese affaccia nel Parco di Marturanum, una vasta area protetta ricca di emergenze archeologiche risalenti alla civiltà etrusca, ma dove si trovano anche i resti dell'antica città di Marturanum, abbandonata nell'XI secolo, e dell'antica via Clodia.
Apprezziamo molto gli sforzi fatti per tenere in vita i piccoli borghi, spesso portati avanti non dai residenti ma da chi ha trovato in questi luoghi pace e tranquillità. Apprendiamo che qui a Barbarano hanno casa famosi personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo: non ne incontriamo nessuno, o forse si tengono ben nascosti, ma giochiamo ad indovinare a chi appartengano le case meglio restaurate.
Ma i barbaranesi non hanno certo abbandonato il paese: lo si vede dagli angoli ancora "genuini", dai panni stesi (pochi, ma il cielo oggi non permette grandi bucati), dalle tende alle finestre fatte all'uncinetto, da qualche "Apetto", traccia sicura della presenza di persone che devono trasportare piccoli carichi di prodotti agricoli o di legna.
Immancabili il lavatoio e il fontanile, oramai quasi sempre ridotti a puro elemento di decoro, a volte trascurati o abbandonati, ma non qui a Barbarano, dove sono curati, puliti e ricchi d'acqua.
Andando via facciamo una puntatina al mare, che non è molto distante, un po' per tener fede al nostro proposito originario, un po' perché ci manca sempre! Qualche raggio di sole accompagna la nostra passeggiata. E sulla via del ritorno veniamo premiati anche da un bellissimo arcobaleno.
domenica 30 marzo 2014
Madrid 2
Domenica mattina ci affacciamo poco convinti sulla porta dell'albergo: ancora poco traffico, negozi ancora chiusi, cielo ancora grigio. In fondo alla Gran Via svetta fra le nuvole il palazzo Telefonica, il primo grattacielo europeo: con la sua mole sembra chiudere completamente la strada.
E' tutto terribilmente grigio, ma almeno non piove. Proviamo a fare un giro con il nostro bus turistico e vediamo come va...
Prendiamo il bus al primo passaggio sulla via: è quasi completamente vuoto e ancora gelato! Rinunciamo ai sedili al piano superiore, ma la situazione non cambia, solo la vista è peggiore. Arrivati a Plaza Porta del Sol cappuccino e cornetto, poi cambiamo linea: questa ormai la conosciamo a memoria.
Il nuovo percorso ci regala una Madrid molto più moderna: attraversiamo quartieri dalle larghe strade tracciate attraverso selve di palazzoni e grattacieli di recente costruzione, scivoliamo accanto al mitico Santiago Bernabeu, un gigantesco tempio del divertimento, incastonato di ristoranti e negozi.
Terminato il giro ci ritroviamo nel nostro bel quartiere dall'aria un po' decadente, Belle Époque, costruito quando Madrid era capitale elegante, mondana, raffinata.
Qui ci sentiamo più a nostro agio.
Questa è una città che ci piace, senza dubbio! E ci piace molto l'abitudine di fare continui spuntini, (molto economici, fra l'altro) che superano brillantemente i nostri concetti di "pranzo" e "cena": quando hai fame, mangi! E mangi quel che vuoi. Anche panino al prosciutto e birra alle 11 del mattino! Per sentirci almeno un po' spagnoli, sposiamo convintamente questa intelligente abitudine.
Riprendendo il bus che percorre la linea uno, scendiamo nei pressi del tempio di Debod: si tratta di un edificio egizio, regalato dall'Egitto alla Spagna nel 1968 come ricompensa per l'aiuto ricevuto per salvare il tempio di Assuan, prima che fosse sommerso in seguito alla costruzione della diga di Assuan. Dopo una breve ma minuziosa visita, proseguiamo alla volta del Palazzo Real
Da qui siamo già passati quattro o cinque volte, bisognerà pur fermarsi a guardarlo per bene! E' sicuramente un edificio imponente, di grande bellezza, molto ben curato... già, ma possibile che qui non ci sia traccia dello smog che annerisce i palazzi romani?
Il vasto giardino "all'italiana" che adorna il palazzo è il luogo ideale per una passeggiata, se il tempo lo permette.
A poca distanza la Cattedrale dell'Almudena, un edificio neoclassico costruito a più riprese nel secolo scorso e inaugurato nel 1993 da Giovanni Paolo II.
Siamo alle spalle del palazzo reale che visto da qui sembra ancora più bello, con questa grande piazza che lo separa dalla Cattedrale.
Il tempo si sta rimettendo in sesto, anzi il sole comincia ad essere anche troppo e fare una foto può comportare seri problemi di riflessi sullo schermo...
La Cattedrale ben si affianca al Palazzo Real. Il suo interno è a sorpresa in stile neogotico: una funzione è in corso e ci limitiamo ad una rapida occhiata.
Ci spostiamo nella cripta sottostante: affascinante! Si percepisce una sacralità quasi palpabile: per noi che non siamo grandi frequentatori di chiese è una forte emozione!
Questo enorme tempio sottoposto alla Cattedrale è il cimitero della nobiltà spagnola, dei "Grandi di Spagna". Ci aggiriamo fra le colonne neoromaniche, cercando rispettosamente di non calpestare le lastre di marmo che coprono i sepolcri nel pavimento.
All'esterno delle belle nuvole morbide adornano la vista sulla città bassa che si gode dal cavalcavia poco distante.
Per l'ennesima volta saliamo sul bus e ci facciamo portare a Plaza Porta del Sol. Lo spuntino delle 11 presso il Museo del Jamon a base di prosciutto e salame ci ha incuriosito: chissà come faranno la pajella? e la frittura di calamari? Sì, perché lungi dall'essere un museo, questa è una super salumeria bar vineria ristorante birreria! Altro che! E infatti tutto si rivela ottimo e sincero... tranne gli innumerevoli prosciutti che decorano la sala: sono finti!
Dopo un pranzo (ma si può parlare di pranzo se si finisce di mangiare dopo le 17?) molto soddisfacente, caffè nel vicino bar dove abbiamo fatto colazione stamattina: il caffè era ottimo! Scopriamo così che il turista è sempre a rischio: bisogna conoscere, sapere... Cambia il barista (sono passate diverse ore) cambia il caffè: quello che ci servono ora a Napoli si chiama "ciofeca"...
Riprendiamo il nostro girovagare: la domenica tardo pomeriggio è un momento di grande affollamento e ci troviamo spesso intrappolati fra la folla.
Per finire questo peregrinare si deve far tardi, ma proprio molto tardi! E cosa c'è di meglio di un autoscatto notturno per concludere il nostro tour madrileno?
E' tutto terribilmente grigio, ma almeno non piove. Proviamo a fare un giro con il nostro bus turistico e vediamo come va...
Prendiamo il bus al primo passaggio sulla via: è quasi completamente vuoto e ancora gelato! Rinunciamo ai sedili al piano superiore, ma la situazione non cambia, solo la vista è peggiore. Arrivati a Plaza Porta del Sol cappuccino e cornetto, poi cambiamo linea: questa ormai la conosciamo a memoria.
Il nuovo percorso ci regala una Madrid molto più moderna: attraversiamo quartieri dalle larghe strade tracciate attraverso selve di palazzoni e grattacieli di recente costruzione, scivoliamo accanto al mitico Santiago Bernabeu, un gigantesco tempio del divertimento, incastonato di ristoranti e negozi.
Terminato il giro ci ritroviamo nel nostro bel quartiere dall'aria un po' decadente, Belle Époque, costruito quando Madrid era capitale elegante, mondana, raffinata.
Qui ci sentiamo più a nostro agio.
Questa è una città che ci piace, senza dubbio! E ci piace molto l'abitudine di fare continui spuntini, (molto economici, fra l'altro) che superano brillantemente i nostri concetti di "pranzo" e "cena": quando hai fame, mangi! E mangi quel che vuoi. Anche panino al prosciutto e birra alle 11 del mattino! Per sentirci almeno un po' spagnoli, sposiamo convintamente questa intelligente abitudine.
Riprendendo il bus che percorre la linea uno, scendiamo nei pressi del tempio di Debod: si tratta di un edificio egizio, regalato dall'Egitto alla Spagna nel 1968 come ricompensa per l'aiuto ricevuto per salvare il tempio di Assuan, prima che fosse sommerso in seguito alla costruzione della diga di Assuan. Dopo una breve ma minuziosa visita, proseguiamo alla volta del Palazzo Real
Da qui siamo già passati quattro o cinque volte, bisognerà pur fermarsi a guardarlo per bene! E' sicuramente un edificio imponente, di grande bellezza, molto ben curato... già, ma possibile che qui non ci sia traccia dello smog che annerisce i palazzi romani?
Il vasto giardino "all'italiana" che adorna il palazzo è il luogo ideale per una passeggiata, se il tempo lo permette.
A poca distanza la Cattedrale dell'Almudena, un edificio neoclassico costruito a più riprese nel secolo scorso e inaugurato nel 1993 da Giovanni Paolo II.
Siamo alle spalle del palazzo reale che visto da qui sembra ancora più bello, con questa grande piazza che lo separa dalla Cattedrale.
Il tempo si sta rimettendo in sesto, anzi il sole comincia ad essere anche troppo e fare una foto può comportare seri problemi di riflessi sullo schermo...
La Cattedrale ben si affianca al Palazzo Real. Il suo interno è a sorpresa in stile neogotico: una funzione è in corso e ci limitiamo ad una rapida occhiata.
Ci spostiamo nella cripta sottostante: affascinante! Si percepisce una sacralità quasi palpabile: per noi che non siamo grandi frequentatori di chiese è una forte emozione!
Questo enorme tempio sottoposto alla Cattedrale è il cimitero della nobiltà spagnola, dei "Grandi di Spagna". Ci aggiriamo fra le colonne neoromaniche, cercando rispettosamente di non calpestare le lastre di marmo che coprono i sepolcri nel pavimento.
All'esterno delle belle nuvole morbide adornano la vista sulla città bassa che si gode dal cavalcavia poco distante.
Per l'ennesima volta saliamo sul bus e ci facciamo portare a Plaza Porta del Sol. Lo spuntino delle 11 presso il Museo del Jamon a base di prosciutto e salame ci ha incuriosito: chissà come faranno la pajella? e la frittura di calamari? Sì, perché lungi dall'essere un museo, questa è una super salumeria bar vineria ristorante birreria! Altro che! E infatti tutto si rivela ottimo e sincero... tranne gli innumerevoli prosciutti che decorano la sala: sono finti!
Riprendiamo il nostro girovagare: la domenica tardo pomeriggio è un momento di grande affollamento e ci troviamo spesso intrappolati fra la folla.
Per finire questo peregrinare si deve far tardi, ma proprio molto tardi! E cosa c'è di meglio di un autoscatto notturno per concludere il nostro tour madrileno?
sabato 29 marzo 2014
Madrid 1
Finalmente questo fine settimana andiamo un po' più lontano del solito: in Spagna, dove eravamo stati giusto un anno fa, ma questa volta a Madrid.
Un viaggio non molto comodo ci porta stanchi e affamati al nostro albergo, nel cuore della città: il tempo di orientarsi e si riparte alla caccia di un posto per mangiare qualcosa di "spagnolo". Lo troviamo a poca distanza, da Vips, un locale "che fa figo", tipologia che sembra diffusa da queste parti.
Risolta questa formalità, possiamo aggirarci nei paraggi: siamo nella zona centrale di Madrid e basta solo guardarsi intorno per vedere cose e persone interessanti. Straordinarie le architetture dei primi decenni del secolo scorso che fioriscono nella strada principale, la Gran Via.
E' difficile fermarsi quando tutto quel che si vede è bello: camminiamo tanto che finiamo col farci sopraffare dalla stanchezza. Dormiamo 12 ore filate!
Al mattino scopriamo un cielo di nuvole che non promette bene. L'ideale per visitare un museo. Sì, ma la prendiamo un po' alla larga: compriamo dei biglietti per l'autobus turistico e saliamo sul primo che passa davanti all'albergo. E' una maniera di spostarsi che già avevamo apprezzato la volta scorsa a Siviglia: consente di muoversi all'interno di un percorso definito con un servizio efficiente e una buona assistenza, si sale e si scende a piacimento, si ricevono informazioni nella propria lingua, il tutto ad un costo ragionevole.
Facciamo una prima tappa nei pressi di piazza Major. Siamo attratti da un edificio che ospita il mercato di San Miguel, una bella struttura in ferro e vetro ben restaurata, splendente di luci. Sorprendentemente sono quasi le dieci e non è ancora aperto: aspettiamo qualche minuto, che qui gli orari sono tutti spostati in avanti.
Ne vale la pena: dentro è uno spettacolo per gli occhi! Le merci, esclusivamente generi alimentari, sono disposte con gran maestria per attrarre il turista di passaggio. Sì perché ci rendiamo subito conto di non trovarci in un normale mercato, ma in una vera e propria attrazione turistica. Dopo un breve giro siamo fuori: oltretutto i prezzi sono molto alti...
Meglio il vicino bar Casa Edoardo. Bisogna chiarire che qui non c'è un solo bar che somigli ad un bar italiano, di quelli cappuccino e cornetto, tanto per capirsi: in Spagna si mangia a qualsiasi ora e qualunque cosa, in locali che sono un incrocio fra un bar, un ristorante e una rosticceria. Ne approfittiamo per una colazione che soddisfi i gusti di ciascuno: chi cappuccino e churros, chi alici fritte e birra...
Dopo lo "spuntino" ci dedichiamo alla nostra piazza: un enorme spazio pedonale, completamente circondato da un porticato, chiuso da imponenti edifici. Nessuna grande via di accesso, solo vicoli e stradine. Il colpo d'occhio è notevole! Uno spazio enorme eppure raccolto. Buona parte è occupato da tavolini ed ombrelloni, nonostante il brutto tempo. Immaginiamo che in un giornata più clemente qui ci siano turisti a migliaia!
Non è trascurabile la presenza di diversi senza tetto che stanno ora riponendo i loro giacigli, per aprire il proprio "negozio" di questua.
Ciò nonostante non si percepisce per nulla una situazione di degrado, quasi queste persone fossero pienamente integrate nella struttura socio economica del luogo.
Ci rimettiamo in cammino, finalmente in direzione del museo del Prado: ci basta salire sul bus turistico che passa ogni pochi minuti, più frequente del servizio urbano. Ovviamente su un mezzo simile si incontrano turisti, e noi facciamo amicizia con una coppia di nostri corregionali che vivono in Argentina e sono qui come noi per turismo: basta una parola, un accento per riconoscersi e trovarsi simpatici.
Giungiamo al Prado. C'è da fare una lunga fila per entrare: la pioggia non ci fa desistere, ma riesce comunque a bagnarci... Poco male, in una mezzora siamo dentro. Guardiamo tutto quel che c'è da vedere... quasi tutto. In effetti non si potrebbe mai vedere tutte le centinaia e centinaia di dipinti e le numerose sculture in mostra. Ci limitiamo ai pezzi più famosi, con una particolare attenzione alle opere di Francisco Goya. Ma... dobbiamo confessare che non riusciamo ad appassionarci... persino le due famose Maja non ci suscitano particolare interesse. Beh, meglio ammetterlo che star lì a far finta di provare artistici turbamenti.
Salutiamo la statua dell'artista da noi incompreso e ci mettiamo in cerca di un posto dove mangiare un boccone. Lo troviamo in 100 Montaditos, un'insegna già vista in Spagna, che indica dove trovare ottimi bocadillos a buon prezzo.
Ora vorremmo proseguire, ma continua a piovere e guardare la città dai finestrini di un autobus non è di gran soddisfazione...
...e c'è chi comincia ad essere stanco e annoiato.
Decidiamo di andare un po' in albergo a riposare: più tardi si vedrà.
Dopo un adeguato riposo, ci dividiamo: noi ce ne andiamo passeggiando sotto la pioggia. E' molto tardi, ma la capitale è ancora molto frequentata. Ed è bellissima! Le luci riflesse dall'acqua creano giochi di grande fascino.
Gli edifici spuntano come enormi fantasmi appena si gira l'angolo. E sono incredibilmente diversi, visti ora, conditi di un fascino che solo la notte, le luci, la pioggia possono donare.
Siamo lungo la Gran Via, il cuore di Madrid: qui i madrileni si incontrano, qui fanno shopping, frequentano club, ristoranti, teatri. Questa strada, simbolo della città, e le zone limitrofe, sono frequentate a qualsiasi ora e ci è facile mischiarci alla gente.
E' inevitabile che tutto questo camminare, tutta questa umidità, l'ora sempre più tarda ci inducano a cercare anche un riparo, un ristoro: entriamo da Los Rotos Infantas, un locale "sincero", per veri madrileni... beh, c'è anche qualche turista, ma siamo veramente molto pochi. La maggior parte sono coppie di amici, ma anche fidanzati e qualche famigliola, senza limiti di età.
Una bottiglia di "vino tinto" niente male, da addizionare con "gaseosa" per farlo scendere meglio, accompagnando una "sopa Elena" e un "sarten bacalao": chiudiamo così questa lunga giornata madrilena.
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