martedì 19 novembre 2024

Ladispoli


In quarant'anni non siamo mai andati a Ladispoli, il mare dei romani. Oggi dedichiamo una giornata intera a questo luogo non fra i più illustri ma sicuramente conosciuto ai più. 
Il mare è fantastico! E così anche la frittura di pesce di una famosa rosticceria in zona.

Ladispoli vanta alcune testimonianze archeologiche romane, purtroppo soffocate dalle case costruite senza risparmio, soprattutto a partire dal dopoguerra. Notevole il mosaico pavimentale della villa romana sul lungomare


 

sabato 16 novembre 2024

Civitavecchia

 

Per l'ennesima volta a Civitavecchia, una località abbastanza vicina da poter fare da succedaneo a Napoli senza costringerci a tre ore di viaggio. Siamo qui con amici per visitare la mostra dell'artigianato nel Lazio che si tiene alla Cittadella della Musica, un vecchio ospedale militare riadattato per ospitare anche eventi culturali.
Purtroppo dei 47 espositori vantati sul sito della Provincia ne sono presenti una decina scarsa, pochi quelli realmente interessanti. Manifestazione più politica che altro, mesta passerella di personaggi locali.
Ne approfittiamo per fare un giro per la cittadina alla scoperta di angoli ancora a noi sconosciuti, come questo torrione medioevale, uno dei pochi reperti del periodo ancora visibili in zona

mercoledì 30 ottobre 2024

Tolfa, Rocca Frangipane

 

Ritorno a Tolfa in una giornata autunnale che ci permette l'ascesa alla Rocca, mancata la volta scorsa a causa della temperatura eccessiva. 
Nonostante le condizioni climatiche favorevoli sarà comunque una bella sfacchinata: 'sti tolfetani le rocche le costruivano in luoghi decisamente impervi. Ma ciò non ha impedito alla Rocca Frangipane di subire nei secoli assedi e la distruzione. Quel che resta è poca cosa ma in una posizione affascinante che permette una vista a 360° su un paesaggio di interminabili colline che digradano verso la Maremma Viterbese, il Lago di Bracciano e il Mar Tirreno. Da qui su le alture dei Cimini appaiono vicine ma lo sguardo spazia sino all’Argentario e all’Amiata. Avendo un binocolo si dovrebbero scorgere le torri di Tarquinia e Tuscania. 

Quel che resta della rocca è una modesta struttura in pietra arenaria che può essere visitata in pochi minuti, non certo aiutati dal cattivo stato di conservazione della pavimentazione. Non resta traccia delle case e degli alloggi militari che erano all'interno delle mura, i cui resti sono visibili sulla sinistra scendendo dalla rocca verso il paese.
Una leggenda locale narra che durante un feroce assedio, con la popolazione ormai esausta e senza cibo, un’astuta anziana di nome Lizzera ebbe la coraggiosa idea di gettare dalla rocca un vitello e un grosso sacco di grano, le uniche scorte rimaste: gli assedianti allora si ritirarono, credendo che i Tolfetani disponessero ancora di ingenti viveri, tanto da poterne gettare un grosso quantitativo. L’aneddoto è ricordato dallo stemma di Tolfa, che riporta, oltre alla Rocca Frangipane, una vecchia, un vitello e un sacco di grano.
Ringraziamo www.lazionascosto.it 

 

sabato 26 ottobre 2024

Pietrasecca


Pietrasecca è un piccolissimo borgo del comune di Carsoli, in Abruzzo. Torniamo qui dopo un paio di settimane per vedere le grotte che la scorsa volta abbiamo mancato per l'eccessivo affollamento. Superata qualche nuova difficoltà (ci vorrebbero delle precise informazioni sul vestiario per non essere costretti ad indossare quello preso a prestito in loco) riusciamo ad accedere al primo splendido livello di questo sito. Rimaniamo a bocca aperta! Ci aspettavamo qualcosa di bello ma questo è molto di più. La guida di Alessandra, una geologa appassionata del suo lavoro, ci è indispensabile per apprendere molti aspetti delle grotte in generale e di questo sito in particolare. Ad esempio non sapevamo che i pipistrelli non son considerati animali cavernicoli pur soggiornando nelle grotte, diversamente dagli animali cosiddetti troglobi che si sono adattati per vivere esclusivamente in ambienti sotterranei


Purtroppo il secondo livello non è visitabile senza la specifica attrezzatura speleologica e soprattutto la capacità fisica di superare ostacoli ben più impegnativi di quelli che agevolmente superiamo (solo una piccola scivolata, prontamente fermata da una stalagmite millenaria) ma dal racconto che ci viene fatto è sicuramente un'esperienza che varrebbe la pena affrontare


Riteniamo più adeguato al nostro stile affrontare gli ottimi gnocchetti con orapi e guanciale croccante che vengono preparati da Terrae Madre, a poca distanza dalle grotte. Da ripetere

lunedì 21 ottobre 2024

Itieli

 

Itieli è vicino e lontano. Relativamente vicino a casa nostra, vicino al capoluogo Terni, molto vicino a Narni di cui è frazione, vicinissimo alla valle sottostante verso la quale degrada a precipizio. Itieli è lontano dal rumore, i suoi pochi abitanti, qualche decina, sono silenziosi e discreti al punto da sembrare assenti. Itieli è lontano dal traffico, l'unica stradina che attraversa il suo centro storico non è percorribile dalle auto. Itieli è lontano dalla fretta: arrivi e subito ti siedi sulla panchina accanto all'ingresso, cammini lento e tranquillo alla scoperta delle pietre, degli scorci, degli oggetti lasciati in giro nella sicurezza che nessuno li porterà via


Itieli è il paese di Franco Leonardi - anzi di Leonardi Franco, ché gli abitanti di qui amano anteporre il cognome al nome - un artista che ha lasciato in ogni angolo del paese le sue opere, il suo segno




A Itieli è esposta la ricostruzione di un’antica catapulta medievale che è stata realizzata dagli allievi dei corsi per Falegnami Mobilieri di Narni. Può non essere un qualcosa di straordinario, strumenti simili li abbiamo visti in altri paesi medievali, più o meno ben fatti più o meno fedeli. Ma trovarla qui, custodita con attenzione sotto una tettoia, in un piccolo giardino pubblico, dà il senso della cura che gli abitanti hanno per il proprio paese, della voglia di renderlo ancora più interessante per chi viene a visitarlo.
Per noi che andiamo abbastanza in giro è difficile trovare un paese, per quanto piccolo, così ordinato e pulito, come se qui fossero sempre in attesa di ospiti che possano giungere inaspettati da un momento all'altro. Ospiti che  qui trovano quiete e panorami, non molto altro.
Per mangiare qualcosa ci spostiamo a Terni, da Graziano: caro ma buono


venerdì 19 luglio 2024

Scario e il Cilento

 

In fuga dal nostro paese assediato da giovani festanti, ne approfittiamo per una tre-giorni a Scario. Antiche amicizie che frequentano o hanno frequentato Scario ci legano a questi luoghi magici anche se in realtà li vediamo per la prima volta. Ma tanto bene e tanto nel dettaglio ce ne hanno parlato negli anni che è come se qui fossimo già stati. 
Alloggiamo presso la Country House Verdeblu, proprietà di Ornella, un'amica di Francesca, una struttura che occupa una vasta proprietà, abbastanza grande da comprendere un boschetto, un torrente, alberi da frutto, diversi animali e naturalmente ampi spazi comuni attrezzati. Un posto dove si potrebbero passare diversi giorni di vacanza senza neppure l'esigenza di uscirne. Ma siamo qui per andare in giro per il Cilento, come piace a noi, e ci mettiamo subito in marcia per raggiungere la poco distante Oasi delle Cascate Capelli di Venere a Casaletto Spartano.

Dalla foto si può avere solo una vaga idea della bellezza del luogo. Dal Capelvenere, la felce che ricopre abbondantemente le rocce, deriva il nome di questa splendida località, frequentata da amanti del trekking e fanatici viaggiucchiatori come noi. La possibilità di bagnarsi sotto le fresche cascatelle - alimentate dal Bussentino, un affluente del Bussento - non viene trascurata dai frequentatori dell'Oasi.
Il ponte in pietra che scavalca il fiume risale all'epoca dei Normanni. Più sicuro è quello in legno che mena al vecchio mulino ad acqua, restaurato e visitabile. 
L'acqua del Bussento la troviamo il giorno dopo a Morigerati, dove il fiume, che scorre sotterraneo per buona parte del suo tratto, riappare nelle Grotte del Bussento, divenute oasi del WWF. Per raggiungerle si percorre un sentiero non molto impegnativo, eccezion fatta nelle ore estive più calde, quando noi decidiamo di affrontarlo. Ma lo spettacolo che si può ammirare entrando nella grotta vale la scarpinata.
Anche in questo caso le emozioni non sono traducibili in immagini se non in minima parte. 
Il Cilento non lesina emozioni a chi è disposto a camminare un po'. Bisogna solo mettersi d'accordo su quale sia questa quantità: potrebbe trattarsi di diversi chilometri di sentiero non agevole e con una discreta pendenza. Ma non ci lasciamo impressionare e affrontiamo decisi la strada che porta al pianoro di Ciolandrea. Scopriamo presto che potevamo parcheggiare molto più avanti e risparmiare un bel pezzo del percorso. Ma quella era la parte facile, carreggiabile, il sentiero difficile comincia appunto dove ci saremmo potuti fermare con l'auto... Dobbiamo percorrere un lungo tragitto non facile per giungere al punto panoramico dove si apre uno spettacolo di grande bellezza. Più avanti c'è un monte dalla cima ricoperta di antenne televisive: decidiamo che una volta tornati indietro raggiungeremo anche quella cima, comodamente, in auto.
Finora il famoso mare del Cilento lo abbiamo visto a distanza o abbiamo fatto il bagno in posti non eccezionali. Dobbiamo farci accompagnare dall'amico Pino che qui è di casa per vedere una delle perle del Cilento, la Spiaggia della Sciabica. Ci si arriva solo via mare, con una barca che ti porta e che poi devi aspettare per tornare indietro. Dove siamo non c'è assolutamente nulla, solo sabbia grossa e mare cristallino e bisogna aver portato cibo e bevande e un ombrellone: qui non c'è nessun riparo dal sole fino al tramonto.

Concludiamo in bellezza con una fantastica cena per festeggiare il compleanno di Pino all'Osteria Tancredi, a Caselle in Pittari: se ti capitasse di andare in zona, non fartela mancare.






lunedì 27 maggio 2024

San Polo dei Cavalieri


Questo si che è un viaggiucchio alla vecchia maniera! Sì esce di casa per fare un giro prima di pranzo e ci si ritrova a macinare più di 50 chilometri per fermarsi in un posto "a caso". E il caso vuole che si giunga a San Polo dei Cavalieri, paese sfiorato più volte nei nostri vagabondaggi e mai visitato: c'era sempre una freccia che indicava "S.Polo" che abbiamo ignorato ma questa è la volta buona per dare un'occhiata più o meno approfondita. In 
effetti il tempo per una visita accurata non è poi molto: l'ora è più adatta al pranzo. Convenuto che la scelta è opportuna, avvistiamo un locale adatto alla bisogna e siamo fortunati: nonostante siano le 14 il Braciere ci accoglie senza problemi. Ristorante classico, come piace a noi, senza fronzoli e arredamenti pretenziosi. Panorama stupendo, del quale puoi farti un'idea dalla foto seguente. Tranquillità, cortesia e un buon rosso sfuso (ormai ce ne facciamo bastare un "quartino" in due), ottime pappardelle con cinghiale a pezzettoni (e non macinato!), bistecca di manzo gigante, tenerissima, che avremmo giusto preferito servita su una pietra calda, vista "l'estensione".


Dopo pranzo San Polo si mostra senza fretta, in una lunga passeggiata.
Su tutto domina il Castello Orsini-Cesi-Borghese, imponente e in perfetto stato, attualmente di proprietà privata. L'impianto medievale rivela i suoi dieci secoli di vita: le torri merlate semicircolari mostrano ancora le caditoie da adoperare per tenere lontani gli assedianti. L'edificio, sede di fondazione nel 1603 dell'Accademia dei Lincei, ospitò Galileo Galilei.
Il resto del paese è discretamente abitato e abbastanza ben conservato ma diverse case sono in vendita, qualcuna in stato di abbandono. Ci aggiriamo con curiosità contando i bidoncini della differenziata, sicura spia della presenza di abitanti. Certo è che questi oggetti sono disturbanti e per nulla invisibili: la raccolta porta a porta ha inciso negativamente sull'aspetto dei centri storici. Comunque il fascino delle antiche mura è sempre apprezzabile, anche quando sono disposte lungo strette scalinate che si intrecciano con pericolose pendenze. Purtroppo per fare i viaggiucchiatori ci vuole spirito ma anche buone gambe!

sabato 11 maggio 2024

Nepi

A Nepi si può godere di una splendida vista ma solo se si sale sulla torre del castello. Non esiste un altro punto di osservazione così alto ma costa sudore salire salire fin sugli spalti. Il panorama ripaga della fatica
Il castello, detto anche Rocca dei Borgia, ha una storia che si perde nei secoli. Sicura è la datazione al secolo XI della torre quadrata che è ora inglobata nel mastio circolare che noi faticosamente abbiamo scalato. Lo stato di conservazione non è certo ottimale

Nepi offre anche interessanti vestigia sotterranee: nella Cattedrale di Nepi è da vedere la cripta ad oratorium, sorretta da 24 colonne, che risale all’XI secolo. Interessante il Portico della fine del XV secolo, costituito da tre archi a tutto sesto con due colonne di granito

C'è dell'altro: nei pressi del cimitero è possibile visitare le catacombe di epoca romana che conservano ancora qualche porzione di affreschi
 

martedì 7 maggio 2024

Isola Farnese

Ci siamo passati accanto più volte ma non avevamo mai visitato questo luogo isolato eppure vicinissimo alla grande città che lo circonda. Lasciando la Cassia dalle parti di La Storta, ci si inoltra per un paio di chilometri come per andare verso le rovine di Veio e, proprio dove la strada piega a sinistra per scendere verso il sito, si scorge in alto il castello di Isola Farnese. Fermiamo qui l'auto e ci inerpichiamo lungo la scalinata che sbocca nella piazzetta davanti l'arco di accesso al borgo medioevale. Pur trovandoci praticamente a Roma, veniamo proiettati indietro nel tempo, quando nelle zone periferiche si attendeva l'arrivo degli ambulanti per fare la spesa: un camioncino di frutta e verdura è attorniato dai compratori, come qui deve essere sempre stato e ancora adesso è.
Passiamo l'arco ed entriamo nel borgo


Visto da vicino il castello sembra meno imponente, più simile ad una raffinata residenza patrizia, molto meno imponente di come appare in questa stampa ottocentesca


Il borgo è molto piccolo, vi abitavano coloro che lavoravano per i signori del castello, ancora adesso occupato da una nobile famiglia: riusciamo a scorgere il signor marchese che impartisce ordini ad un operaio che sta lavorando ad una dependace dell'edificio principale
Scambiamo due chiacchiere con un'anziana residente: lei qui ci è nata e conosce fatti e aneddoti del luogo. Ci racconta della semplice vita che si svolgeva al servizio dei castellani
Fuori dalle mura le più recenti e semplici abitazioni dei braccianti che lavoravano nei campi della vasta proprietà. Molte di queste case sono diventate seconde abitazioni di romani che vogliono trovare qui, a due passi da Roma, anzi, dentro la città, i sapori di una volta


giovedì 2 maggio 2024

Calcata

 

Casa nostra è a due passi da Calcata eppure veniamo qui di rado. 40 anni fa non abbiamo scelto di abitare qui perché ci sembrava un luogo disabitato e troppo silenzioso per noi che venivamo dalla grande città, ora è un borgo fin troppo affollato, inaccessibile nei fine settimana, pieno di ristorantini pieni di turisti. Eppure resta un luogo affascinante, che riesce a suo modo ad apparire ancora originale, con le sue casette di tufo a volte un po' rabberciate, i suoi personaggi ormai invecchiati ma che sembrano essersi cristallizzati nel tempo, le insegne dei locali storici che non ci sono più, i vicoli dove risuonano i nostri passi in un'atmosfera sospesa.
Oggi è un giovedì e possiamo goderci il paese quasi come se fossimo ancora negli anni '80, quando per la prima volta ci siamo affacciati fra queste pietre seguendo il suono di una banda che suonava nella nebbia di un mattino di primavera


sabato 6 aprile 2024

Celleno


Siamo a Celleno per una passeggiata fra i ciliegi in fiore: la coltivazione di questa pianta è molto diffusa in zona e i cellenesi ne vanno fieri. L'evento è organizzato dalle associazioni di coltivatori e siamo accompagnati da un botanico che si prodiga in spiegazioni e aneddoti. Siamo un bel gruppo, numeroso e disomogeneo, facciamo un gran chiasso sciamando lungo gli sterrati e nei frutteti ma qui devono essersi abituati ai turisti e i passanti quasi non fanno caso a noi che spezziamo il silenzio di questo luogo tranquillo. Cammina cammina dopo un po' ci stanchiamo e non è il panchinone sul quale arrampicarsi a risolvere il problema: abbandoniamo i nostri compagni di ciliegie e andiamo a fare un giro nel paese, anzi, nel "Borgo fantasma". E con un certo sgomento scopriamo che fantasma lo è davvero!


Nel 1931 un forte terremoto aveva gravemente danneggiato il paese. In pratica del borgo medioevale era rimasto in piedi ben poco, il resto fu demolito vent'anni dopo per evitare che la gente continuasse a ricoverare gli animali fra le rovine pericolanti. Il castello Orsini fu restaurato a partire dagli anni '70 dal pittore Enrico Castellani che, innamoratosi del luogo, ne fece la sua dimora.
Un gentilissimo volontario, il signor Mario, ci dà molte informazioni su Celleno e sulla sua storia. Visitiamo la mostra degli oggetti che sono stati recuperati e permettono di immaginare la vita di questo paese che la storia non ha ignorato: ricordiamo che di Celleno era un volontario garibaldino, Giuseppe Taschini, morto in battaglia vicino Civita Castellana, probabilmente avo di un nostro amico di qui