lunedì 20 febbraio 2023

Santa Marinella


D'inverno Santa Marinella non ci dispiace. D'estate sarà sicuramente apprezzabile per molti motivi ma siamo sicuri che non fa per noi.
Oggi concentriamo il nostro girovagare nella zona dei Grottini: c'è un sito archeologico molto interessante che aspetta da anni di essere "scoperto". Per ora c'è solo un cartello che ci fornisce alcune informazioni sulla villa di epoca romana che l'erosione del mare ha portato alla luce, snudando parte delle strutture cementizie.
Ancora più interessanti sono le tracce di insediamenti delle età del Bronzo e del Ferro e addirittura di fossili di epoca pliocenica.
Sulla sommità della collina sorge il bel  casale abbandonato che apprendiamo - non dal cartello - essere al centro di una disputa per la sua proprietà fra soggetti privati e il Comune.   

venerdì 13 gennaio 2023

Tagliacozzo

Stamattina siamo a Tagliacozzo. Volevamo andare un po' in giro con gli amici di Roma e siamo capitati qui, scegliendo a caso, senza un preciso motivo. In realtà c'è sempre un buon motivo per andare da qualche parte: il piacere di stare insieme.

Ti starai chiedendo cosa stiamo guardando col naso all'insù: ebbene, giunti in paese, dopo pochi passi del nostro solito girovagare senza meta, siamo arrivati nel duecentesco convento intitolato a san Francesco e nella volta a botte dell'ingresso abbiamo trovato affrescato l'albero genealogico delle diverse famiglie francescane del posto, formato da venti rami con i relativi nomi indicati sopra i volti. Da un'iscrizione alla base, apprendiamo che fu dipinto nel 1608, molti anni dopo la costruzione originale. Ed è questa particolare opera che ammiriamo a rischio di un torcicollo. 
Il paese non è molto grande e ci mettiamo poco a girarlo, anche se siamo costretti ad inerpicarci per strette stradine e ripide scale. Visitiamo una chiesa, ci affacciamo nel portone di un convento di Clarisse.

Poi ci dirigiamo verso la parte bassa del paese, verso il nostro ristorante. Per una volta abbiamo scelto con cura, analizzando su Internet consigli e voti degli avventori, è abbiamo trovato La Parigina, nome incongruo del quale dimentichiamo di chiedere una spiegazione ai gestori. Si tratta di un vecchio edificio lungo la via dei Mulini graziosamente ristrutturato. Ovvio che lungo la via dovesse esserci più di un opificio, visto che la strada costeggia l'impetuoso torrente Imele. Sotto un pergolato troviamo la foto di come si presentava il luogo un tempo e bisogna dire che il restauro è stato abbastanza rispettoso e non ha del tutto cancellato il passato.


Il confronto con la foto di almeno sessanta anni fa ci induce a qualche considerazione ma la discussione subito si spegne nel constatare che l'ora di pranzo è ormai giunta: ci affrettiamo ad occupare il nostro tavolo. Sedicente osteria, in realtà il locale che ci ospita è abbastanza raffinato da offrire un menù interessante e richiedere un corrispondente prezzo non proprio economico. Ma ne vale la pena: mangiamo decisamente bene, in una piccola sala accanto ad un termocamino che riscalda ottimamente l'ambiente. Fuori fa un bel freschetto ma è nulla in confronto con quel che verrà la prossima settimana, quando l'inverno si farà seriamente sentire per la prima volta quest'anno.

Dopo pranzo girovaghiamo senza allontanarci troppo dall'acqua. Dire che via dei Mulini costeggia il torrente è improprio: le case sono proprio SUL torrente e non si capisce esattamente come facciano a stare ancora su. Il paese è in fondo ad una gola profonda dove il sole d'inverno arriva poche ore: fa un gran freddo e ci sono punti all'ombra dove si sono formate sottili e insidiose lastre di ghiaccio. Non possiamo salire a monte e andare a curiosare fra le rovine degli antichi mulini. Sappiamo che il sentiero passa nel bosco accompagnato dal fragore del torrente in basso fino alla risorgente dell’Imele,  dove l’acqua fuoriesce copiosa e precipita formando una rapida e delle cascatelle: sarà per la prossima volta ma non prima della primavera.

Tagliacozzo era di sicuro zona di allevatori e doveva trovarsi al margine di un tratturo: lo deduciamo da questo vecchio cartello che intima ai pastori di non tagliare per le vie del paese con le loro greggi.


Ci saluta uno splendido tramonto che tinge di rosa la cima del Velino.


 

mercoledì 9 novembre 2022

Arpino, Isola del Liri, Abazia di Trivulzi, Posta Fibreno, San Donato Val di Comino

 


Un viaggiucchio lungo e insolito: non capita spesso di stare in giro per tre giorni con la mia sorellina e il cognato. Si fa base e si parte ogni giorno da Arpino e si vede quel che c'è da queste parti, indubbiamente una zona per noi poco  conosciuta. 
Si comincia dalle rovine dell'antica Acropoli che risale all'800 a.C., custodita all'interno di tre chilometri di mura megalitiche, nelle quali si apre questa rara porta a sesto acuto. Attraverso la porta, sullo sfondo si scorge la medioevale Torre di Cicerone, fatta erigere da Carlo d'Angiò nel 1265 a difesa della Valle del Liri.
Tutto sommato meno interessante la cittadina, anche perché siamo decisamente fuori stagione e trovare anche solo un ristorante aperto è un'impresa.

Il giorno seguente ci spostiamo a Isola del Liri, una cittadina costruita in origine su un'isola formata dal fiume Liri. E qui di acqua ce n'è in abbondanza: nella foto la Cascata Grande che ha una sorella, non così spettacolare, utilizzata per alimentare un impianto di produzione elettrica. L'acqua ha permesso l'industrializzazione della zona che nel XIX secolo era concentrata nella produzione di carta, lana, feltro e derivati. La fine del secondo conflitto mondiale portò alla distruzione delle fabbriche e alla scomparsa delle attività.
La tappa successiva ci porta all'Abazia di Trivulzi che visitiamo a lungo ma separatamente: i cagnolini, anche se microscopici non sono ammessi. Fantastico il giardino e di grande bellezza le sale della farmacia.




Ancora un giorno insieme: decidiamo di recarci al lago di Posta Fibreno ma veniamo ingannati dal navigatore che ci porta nella piccola cittadina omonima. Il lago è laggiù in basso, dove molti laghi normalmente si trovano. Possiamo però ammirare questo particolare murales che fa mostra di se in un parcheggio e verificare che il lago, visto dall'alto, non sembra poi particolarmente interessante.

Concludiamo il nostro tour a San Donato Val di Comino. Una simpatica trattoria ci rifocilla all'aperto, nel pallido sole di novembre e i giochi per bambini del parco pubblico danno un'occasione di svago a quelli di noi più giovani

martedì 1 novembre 2022

Sorgenti del Clitunno, Campello e Scheggino

 Le sorgenti del Clitunno le trovi lungo la Flaminia, non distante da Trevi. Le visitiamo in compagnia dei nostri due amici che non le conoscevano e ne rimangono entusiasti: sono di una bellezza che non ti stanchi di ammirare.

Noi ci eravamo stati nel 2015 e il tempo passato ci sembra aver ristretto il luogo: lo ricordavamo più grande, sicuramente meno frequentato. Ora è un po' assediato da ristoranti, bar e pizzerie che solo sette anni fa non ci sembra ci fossero. Ma una volta entrati in quello che fu strutturato nell'800 come parco dal conte Paolo Campello, tutto quel che è fuori si dimentica e non ti accorgi del tempo che passa. Non è un caso se Corot e Byron visitarono il luogo e lo citarono nelle loro opere e Giosuè Carducci ne fu tanto colpito da comporre l'ode "Alle fonti del Clitumno":

Ancor dal monte, che di foschi ondeggia
frassini al vento mormoranti e lunge
per l'aure odora fresco di silvestri
salvie e di timi,
scendon nel vespero umido, o Clitumno,
a te le greggi...

Dopo un paio di giri decidiamo di spostarci nel vicino paese di Campello ma la cosa si rivela un po' complicata. Campello è costituito dall'aggregazione di 13 frazioni e riusciamo a visitarne solo una e mezza: Acera, un affascinante borgo sulla cima di un colle, dominato da un castello, si rivela impenetrabile ad un automobile moderna, tutto stradine strette che ci costringono a temerarie retromarcia. Certo, potremmo girarlo a piedi, ma come si dice, si è fatta una certa e risentiamo anche dell'ora solare. Insomma è tardi e abbiamo fame, quindi raggiungiamo rapidamente l'Osteria del Tempo Perso, vicino Spoleto, dove siamo attesi da un cameriere simpatico, una cuoca bravissima e da un branco di turisti urlanti che ci deliziano con le loro voci melodiose. Non può andare sempre tutto bene.

Ci rifacciamo nel dopo pranzo recandoci a Scheggino: silenzio e scale, tante, sono adeguati e propedeutici ad una buona digestione. 

Il ritorno sarà un po' complicato: si conclude il ponte di Ognissanti e tutti ma proprio tutti stanno tornando a casa

sabato 4 giugno 2022

Cascata di Trevi nel Lazio

Oggi fa un gran caldo! Cosa c'è di meglio che recarsi in un luogo fresco? E' quel che provvediamo a fare senza indugio alcuno. La meta - e sì, stavolta abbiamo una destinazione, non si può rischiare! - è la cascata di Trevi. Dobbiamo fare un po' di strada ma non ci pesa e nonostante il fine settimana in un paio d'ore siamo sul posto. Scopriamo con disappunto che il sentiero è chiuso per il crollo di un ponticello ma non ci scoraggiamo: si scavalca, si supera un passaggio un po' difficoltoso ed eccoci immersi nella natura quasi incontaminata del Parco dei Monti Simbruini. Il salto della cascata non è particolarmente alto e spettacolare ma lo sono i colori e la trasparenza dell’acqua, la vegetazione intorno e la sensazione di trovarsi in un posto fresco, lontano dai suoni della civiltà.
Non che siamo soli: parecchi altri camminatori si sono avventurati lungo il percorso. Scopriremo in seguito che esiste un passaggio più sicuro a poca distanza da dove abbiamo scavalcato.


Ovviamente non possiamo resistere dal mettere i piedi in questa freschissima acqua: è veramente piacevole! Ma non bisogna pensare solo al godimento del corpo: anche lo spirito ha le sue esigenze. Perciò dopo aver sguazzato per bene ritorniamo indietro e ci mettiamo in cerca di un luogo spirituale: un ristorante di campagna, un'osteria, non siamo molto esigenti. Troviamo a poca distanza la trattoria Il Casale La Foce: perfetta! Le squisite pappardelle al ragù e l'abbondante tagliere di salumi e formaggi non ci fanno rimpiangere il fresco delle acque dell'Aniene, anche se fa caldo, fa veramente caldo