Ritorno a Tolfa in una giornata autunnale che ci permette l'ascesa alla Rocca, mancata la volta scorsa a causa della temperatura eccessiva.
Nonostante le condizioni climatiche favorevoli sarà comunque una bella sfacchinata: 'sti tolfetani le rocche le costruivano in luoghi decisamente impervi. Ma ciò non ha impedito alla Rocca Frangipane di subire nei secoli assedi e la distruzione. Quel che resta è poca cosa ma in una posizione affascinante che permette una vista a 360° su un paesaggio di interminabili colline che digradano verso la Maremma Viterbese, il Lago di Bracciano e il Mar Tirreno. Da qui su le alture dei Cimini appaiono vicine ma lo sguardo spazia sino all’Argentario e all’Amiata. Avendo un binocolo si dovrebbero scorgere le torri di Tarquinia e Tuscania.
Quel che resta della rocca è una modesta struttura in pietra arenaria che può essere visitata in pochi minuti, non certo aiutati dal cattivo stato di conservazione della pavimentazione. Non resta traccia delle case e degli alloggi militari che erano all'interno delle mura, i cui resti sono visibili sulla sinistra scendendo dalla rocca verso il paese.
Una leggenda locale narra che durante un feroce assedio, con la popolazione ormai esausta e senza cibo, un’astuta anziana di nome Lizzera ebbe la coraggiosa idea di gettare dalla rocca un vitello e un grosso sacco di grano, le uniche scorte rimaste: gli assedianti allora si ritirarono, credendo che i Tolfetani disponessero ancora di ingenti viveri, tanto da poterne gettare un grosso quantitativo. L’aneddoto è ricordato dallo stemma di Tolfa, che riporta, oltre alla Rocca Frangipane, una vecchia, un vitello e un sacco di grano.
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